Giuseppe Stalin
DEL COMITATO CENTRALE DEL P.C. (B) DELL’ URSS
DEL 5
MARZO 1937
Il discorso di Stalin che
pubblichiamo è pressoché sconosciuto ai lettori italiani. Si tratta
dell'intervento conclusivo della sessione plenaria del Comitato Centrale del
P.C. (b) dell’URSS che si tenne dal 29 febbraio al 5 marzo del 1937.
Siamo nel periodo in cui era di
fatto già iniziata la seconda guerra imperialistica mondiale, che costituiva un
pericolo gravissimo per l'URSS.
Durante il plenum, il compagno
Stalin tenne due storici discorsi: il rapporto (3 marzo) e le conclusioni (5
marzo) a cui fu dato grande risalto sulla stampa sovietica.
Nel rapporto del 3 marzo il
compagno Stalin si soffermò sulle carenze politiche ed ideologiche dei membri
del partito di modo che il C.C., sulla base della comprensione della situazione
interna ed internazionale, potesse superare le insufficienze emerse e fare
piazza pulita dei sabotatori trotskisti e bukhariniani. Nel corso del suo intervento
il compagno Stalin criticò la teoria dell’affievolimento della lotta di classe
e della arrendevolezza del nemico di classe. Stalin chiarì in modo particolare
che "quanto più andremo avanti, tanto più i residui delle vecchie classi
sfruttatrici distrutte diverranno feroci", dal momento che la lotta per la
costruzione del socialismo non andava concepita in maniera ristretta entro le
frontiere dell'URSS, ma andava intesa come lotta su scala internazionale fra la
borghesia ed il proletariato.
Nelle conclusioni che pubblichiamo
il compagno Stalin non si dilunga sulle questioni del rafforzamento della
vigilanza e sulle misure per distruggere i sabotatori, ormai politicamente
risolte dal C.C. Affronta invece le questioni concrete del rafforzamento del
lavoro politico del partito, in vista delle imminenti elezioni, le prime dopo
l’approvazione della nuova Costituzione.
Al centro del discorso di chiusura
stanno questioni di grande valore politico: la questione dell'inseparabilità
fra politica ed economia, il rapporto partito-masse, il metodo di direzione, la
democrazia interna al partito, il controllo delle masse, la preparazione
politica ed il perfezionamento dei quadri, la lotta alle altre forme di
deviazioni quali burocratismo ed il formalismo. Per prepararsi all’aggressione
delle potenze capitaliste il partito doveva certamente liberarsi dai nemici
infiltrati, ma bisognava metterlo in guardia contro la tendenza ad estendere
arbitrariamente la repressione, contro la mancanza di critica ed autocritica,
contro un metodo di lavoro che staccava il partito dalle masse.
L’intero lavoro del partito andava
quindi riorganizzato sulla base dei principi democratici.
Il trionfo della classe operaia e
del popolo sovietico nelle elezioni del dicembre 1937 (a cui parteciparono il
96,8 per cento degli aventi diritto al voto e votarono per il blocco unico dei
comunisti e dei senza partito il 98,6 per cento) fu il trionfo del partito
bolscevico di Lenin e di Stalin e rappresentò un fatto senza precedenti,
irrealizzabile nella pratica elettorale borghese.
Invitiamo tutti i compagni a
leggere, studiare e riflettere sui contenuti del discorso che presentiamo, per
apprendere la scienza della direzione politica e migliorare il lavoro
quotidiano.
Il testo è tratto dall’opuscolo
catalogato con la sigla F. COL, Op..4, n. 71137 della biblioteca della
Fondazione Gramsci.
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C |
ompagni!
Ho
parlato nel mio rapporto delle questioni fondamentali riguardanti il tema che
stiamo discutendo. La discussione ha dimostrato che regna tra di noi, adesso,
una chiarezza completa, che si comprendono i compiti ed esiste la volontà di
liquidare le lacune del nostro lavoro. Ma la discussione ha anche dimostrato
che vi sono diverse questioni concrete della nostra pratica
politico-organizzativa, le quali non vengono ancora comprese in modo del tutto
chiaro. Ne ho contate sette.
Permettetemi
di dire alcune parole su queste questioni.
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