A PROPOSITO DI UN PRESUNTO
ERRORE
DEL COMPAGNO GIUSEPPE
STALIN
Fra i tanti miti consolidati che
costituiscono il corpus delle accuse da "sinistra" al compagno Stalin,
particolare rilevanza ha assunto in questi decenni la tesi a lui attribuita
circa la sopraggiunta scomparsa delle classi sociali in URSS e quindi la
relativa estinzione della lotta di classe (perlomeno sul fronte
interno).
La nascita ufficiale di questa
tesi attribuita a Stalin viene fatta risalire ai lavori
preparatori della nuova Costituzione sovietica del 1936; la legge fondamentale
finirebbe appunto per sancire giuridicamente la teoria della fine della lotta di
classe. Tale presunta "tesi" staliniana viene di fatto
posta ad origine delle cause che favorirono il terreno propizio alla
restaurazione del capitalismo da parte dei kruscioviani.
La base di questi cosiddetti
errori attribuiti direttamente a Stalin (ed alla dirigenza sovietica) viene ravvisata dai nostri "critici-critici"in una certa
deviazione di tipo economicista, attribuita
generalmente alla "vertigine da successi" conseguiti.
Questa deviazione avrebbe
portato, a parere di costoro, alla sottovalutazione da parte della dirigenza
sovietica della forza di resistenza degli strati sociali e degli
elementi, sorti prima e dopo
Sempre secondo i detrattori di
Stalin, egli soltanto negli ultimi anni della sua vita, e in particolar modo
nelle parti più "autocritiche" dei "Problemi Economici del Socialismo" (1952),
si sarebbe ravveduto (ovviamente sotto… l'influenza di Mao!), abbandonando le sue erronee convinzioni, ed avrebbe
fatto propria la necessità della battaglia contro gli elementi borghesi. Anche
se, sempre secondo queste critiche, egli avrebbe commesso un ulteriore errore
non coinvolgendo adeguatamente le masse operaie in questa lotta.
Questa ben nota critica, che tra
l'altro (e non certo
a caso) finisce per riecheggiare in modo sostanzialmente diretto
le infamanti accuse trotskiste (v. per es. testi di Trotsky quali: "La nuova Costituzione dell'URSS", 1936, e
"La rivoluzione tradita", 1936) ha a tutt'oggi una
certa diffusione e viene usata dai denigratori del bolscevismo per creare
confusione, incertezze e dubbi in alcuni giovani compagni. Essa è stata lanciata
ed è attualmente sostenuta, nelle sue molteplici varianti, in particolar modo
dagli estremisti e dalle forze che in qualche modo si richiamano al maoismo.
Il corpus di queste tesi, variamente modulato, può essere individuato oltre che sui testi trotskisti già citati, anche sulla base di alcuni scritti di Mao, o comunque ad esso ufficialmente attribuiti o in ultima analisi a vario titolo riconducibili (si vedano in particolare: il testo di Mao "Sulla contraddizione", 1937, ed alcuni altri saggi ufficiali (anche se probabilmente non tutti scritti direttamente da Mao) racchiusi in: "Sulla questione di Stalin, (Edizioni Oriente 1971) e Mao Tse-Tung: "Su Stalin e sull'URSS (Scritti sulla costruzione del socialismo 1958-1961)" (Nuovo politecnico - Einaudi 1975).
SEGUE NELLA RIVISTA